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Stimmen zu Johann Lerchenwald

"H - Come Hitler vedeva i suoi Tedeschi"

(Hitler ... und wie er seine Deutschen sah)
Der letzte Roman von Johann Lerchenwald
erscheint in Italien bei Jouvence
in einer Übersetzung von Lodovica San Guedoro

"Ein rätselhaftes, gelassen erschreckendes Buch"
(aus dem Vorwort von Franco Cardini)

 

Es erscheint mir sehr souverän, wie Johann Lerchenwald die – ja fast bemitleidenswerte – Lächerlichkeit der Hauptfigur samt der stetig wachsenden Zahl seiner Kohorte Etappe für Etappe bloßlegt und sogar den Eindruck vermittelt, das Schicksal selbst mit seiner Fügungskraft habe sich auf geradezu groteske Weise vor dem zukünftigen Führer verneigt.
Ich kann nicht beurteilen, wie neu diese Aspekte sind, aber es liest sich außerordentlich gut.
Eine Bewertung auf Amazon ("Hitler ... und wie er seine Deutschen sah")

 

LEGGERE TUTTI, Januar/Februar 2016

Deutschland ist nicht mehr das Land der Dichter und Denker, sondern der Lügner

Angeregt durch "Indignez-vous", Pamphlet von Frédéric Hessel, einem Mitglied des französischen Widerstands deutscher Herkunft, hat Johann Lerchenwald sich in seinem "Lob der Ehrlichkeit" mit demselben Thema, dem weltweit verbreiteten Unbehagen unserer Zeit, befassen wollen ...
Die vollständige Buchbesprechung (auf italienisch)

 

La rivincita dei sentimenti: "Vent'anni prima"

Ti dà subito una piccola scossa il bel romanzo di Johann Lerchenwald Vent'anni prima, pubblicato da Felix Krull, l'editore di Monaco di Baviera che, con una meritoria operazione culturale, propone libri parallelamente in italiano e tedesco. Nella prefazione, firmata da Lodovica San Guedoro, si legge: "Ogni paese si merita il governo che ha. Ogni paese si merita la letteratura che ha. Nel lontano 1976 il Bel Paese si meritò un libro intitolato Porci con le ali, che di sicuro non era letteratura. Un libro sporco e sessista che fece molto rumore e, forse non lo si è rilevato, ingiuriò, offese, imbarazzò e respinse chissà quante anime – di diverse lo so per certo. E chissà quanti libri migliori non videro la luce in quegli anni, di uno lo so per certo: questo che avete appena aperto." Così apprendiamo che quell'editore respinse al mittente Vent'anni prima, reo, forse, di non contenere nemmeno una parolaccia e di raccontare una generazione dal punto di vista delle emozioni e delle speranze, piuttosto che da quello del sesso spiccio.
Partendo incuriositi da questo particolare, ci si immerge con il romanzo in un mondo che oggi sembra non essere mai esistito. Un mondo fatto di persone che leggono libri e giornali, che costruiscono da sé  rumorose macchine a vapore, che guidano motociclette ormai dimenticate e progettano di girare film in 16 millimetri. E' il mondo degli anni Settanta, vicino, ma ormai definitivamente asfaltato dall'era dei microchip, dei cellulari, dei tablet. Un mondo sotto i nostri piedi, come la cara terra, ma con il quale non c'è contatto. Un mondo diviso in Lire, Franchi e Marchi: la storia, tra amori e passioni dei giovani protagonisti, si tende tra tre Paesi e diventa un umoristico, spietato confronto. In Italia gli studenti si ammassano in piazza inneggiando a "Marx, Lenin, Mao Tse Tung". In Germania, dove la loro dose di Marx e comunismo l'avevano, si pensa invece più al lavoro che alla rivoluzione. L'Italia di ieri, comunque, appare, in un certo senso, molto simile a quella di oggi, come il centro di Roma: "Anche stamattina Largo Argentina si presenta sepolto sotto il consueto frastuono apocalittico, che s'innalza fino agli strati superiori del cielo ..." La Francia anche sembra essere rimasta lì, davanti al Louvre. La Germania no. Quella nazione povera con negli occhi ancora l'orrore di Dresda è diventata il motore d'Europa. E, leggendo questo libro, si capisce anche il perché.
Il Tempo, Antonio Angeli

...Un linguaggio (in Vent'anni prima) portatore di contenuti di rara bellezza sentimentale, quella tipica dei grandi artisti. La narrazione fa emergere atmosfere magiche, divise tra sogno e realtà, che si fondono perfettamente con la bellezza della città eterna...
Da una recensione scritta da Maria Gabriella Scuderi per la Gazzetta del Sud e rimasta impubblicata

 

"Vent’anni prima",
quando non di computer i giovani sapevano, ma di viole…

Un romanzo di formazione oggi? Nell’epoca dell’informazione? Nell’epoca della destrutturazione? Nell’epoca della dissoluzione? E, come se non bastasse, con al centro un giovane
uomo e una giovane donna, anziché l’unico protagonista maschile cui la letteratura del passato ci aveva avvezzati? Tanto può, evidentemente, ancor oggi e sempre lo scrittore, che avendo posto nell’eterna natura se stesso e il fondamento della sua arte, è anche in grado di sviluppare e superare il lascito dei suoi predecessori. E proprio simile colpo d’ala è riuscito a Johann Lerchenwald, autore tedesco nato a Roma da madre viennese e padre sassone
.
Questa volta  Lerchenwald ci ha fatto dono, che eccitante sorpresa!, di un suo romanzo giovanile, un’avventurosa  vicenda umana del post-sessantotto di tutt’altro genere e qualità da quelle finora conosciute, che con la sua incantevole freschezza, la sua impetuosità e acerba immediatezza, in contrasto solo apparente con le folgorazioni di una profonda saggezza connaturata,  con la sua stupefacente originalità di idee e angolazioni,  sarebbe stato di gran giovamento allora, ma può essere di gran consolazione oggi. E questo semplicemente perché ci fa sapere che, quando gli ideali si disfacevano in fanghiglia, quando le persone si decomponeva in chiacchiere e sciocchi esperimenti esistenziali, quando autorinnegarsi era l’abbracciata formula generale di sopravvivenza, esistevano anche due persone di sano intelletto e pura, incorruttibile volontà come Armin e Leda, gli eroi di questo romanzo. Ma questo romanzo, come si apprende nella prefazione, fu rifiutato dagli editori italiani, che gli preferirono dei libri moralmente e letterariamente scadenti.  Vent’anni prima, che potrebbe ben essere definito “l’anti-Porci con le ali”, è stato ora salvato dall’oblio per merito di Felix Krull editore, una casa editrice di Monaco di Baviera che fin dal 2006, anno di fondazione, persegue l’ambizioso obiettivo di offrire al pubblico  una letteratura contemporanea europea che, infrangendo la condanna dell’effimero, superi la barriera del tempo e viva oltre la stagione e la moda, lasciando un segno nelle coscienze. Una serie di leggiadri volumetti, in lingua originale tedesca o italiana o in traduzioni, sempre in queste due lingue, ha già avuto modo di sfilare nelle librerie, ad arricchimento degli spiriti più attenti e sensibili: tra questi Requiem di Arlecchino, Gli avventurosi Simplicissimi, Fedra e le mammine nei caffè, Diario di un cameriere, Philipp, oder die Freude an der Freiheit. Occorre aggiungere che l’accoglienza tributata a queste edizioni dalla stampa italiana è stata eccellente, e dei libri con l’olivetto se ne sono occupati, fra gli altri, il Corriere della sera, Il Tempo, Il Messaggero, Panorama e la Gazzetta del Sud.
Armin è un ragazzo tedesco nato a Roma; Leda una ragazza italiana innamorata della cultura tedesca. Due percorsi distinti d’iniziazione che una mattina  di disorientamento e pena esistenziale il caso fa miracolosamente incrociare tra gli edifici dell’università. Due energie elementari che si scontrano e si fondono, producendo molto più che amore: una forte, orgogliosa amicizia fra uomo e donna, un’alleanza tra due esseri umani, un patto di lotta che  li porterà ad affrontare con raddoppiate forze la sempre ostile agli individui realtà della vita e ad inventare una propria forma di vita, basata sulle leggi della cultura. Al pari di Wilhelm Meister, conoscendo il mondo, Armin e Leda conoscono se stessi; disincantandosene, s’incantano della sua essenza, e scoprono così la loro vocazione: l’arte. Il sostituto, in un certo senso, di una rivoluzione mancata.
I Vespri

Poetiche assonanze amorose

"Arminio e Dorotea" (Hermann und Dorothea) è un poema idilliaco scritto da W. von Goethe e che racconta la storia triste di due innamorati: in fuga lei dalla Francia in preda alla Rivoluzione de 1789; figlio lui di un oste tedesco con bottega sul Reno. Un amore voluto dal puro caso che lo fa fiorire sullo sfondo dei sommovimenti rivoluzionari preborghesi. Armin e Leda sono invece due giovani: tedesco l'uno, ma innamorato dell'Italia; e italiana l'altra, ma innamorata della cultura tedesca, che il puro caso fa incontrare nelle vicissitudini contestatarie del post '68, tra una manifestazione studentesca e le cariche della polizia sulle rive del Tevere... Vent'anni prima è scritto sui semplici ditirambi dell'assonanza amorosa, senza prurigini sessuali, ma col ritmo delle sole purezze amorose care al Klingsor di Novalis.
La Sicilia, Pasquale Almirante

Der altmodische Stil übt einen eleganten Reiz aus, der den Leser sofort gefangennimmt. Die Geschichte  ist von einer romantischen Atmosphäre geprägt, und die literarische Dichte verrät ein tiefes Verständnis des geistigen Universums von Nietzsche, Mann und vor allem Hesse.
Marino Freschi, Messaggero, Rom

Vom Chaos zum Licht
Ein neoromantischer Schriftsteller, der uns gefällt.
Die Literatur - vor allem, wenn sie sich auf eine solide Tradition wie die deutsche berufen kann - bedient sich gerne gewisser Modelle. Man könnte sagen, daß dieser Roman an typische Atmosphären und Situationen erinnert, die wir bei den Romantikern und ihren Nachfolgern zu Beginn des zwanzigsten Jahrhunderts finden. Und dennoch, wer bereit ist, in diese "unzeitgemäße" Welt einzutauchen, bleibt von ihr gefangengenommen und begreift, daß eine gewisse Empfindsamkeit und gewissen Themen nie "überholt" sein werden.
Il Domenicale, Vito Punzi

Zuletzt begeht Güthlin einen Mord. Doch die Geister von Johann W. Goethe und Adalbert Stifter retten ihn und führen zu einem unzeitgemäßem Lebensprojekt auf dem Land, in einer deutschen Region mit Blick auf das aufgeklärte Frankreich.
Silvia Tomasi, Panorama

Den Namen Johann Lerchenwald sollte man sich jedenfalls merken. Er ist in der Tat der Erfinder, der Schöpfer jener für die grausam, unaufhaltsam nach unten nivellierende Globalisierung echt emblematischen Gestalt des Dr. Güthlin.
Letzeburger Journal

Dieser Friederich wächst einem ja nicht nur dadurch ans Herz, weil man sich in ihm fast in jedem Kapitel wiederfindet in seiner wütenden Rebellion gegen die Häßlichkeit einer unmenschlich gewordenen Welt, sondern weil man ihm auch so gern zuschaut in seinen rührenden und vielleicht trotz ihrer Vergeblichkeit mehr als rührenden Versuche, Sinn zu stiften ...  Aber nicht nur wegen seines Inhalts hat mir Ihr Roman gefallen, sondern auch wegen seiner schönen, genauen und stilsicheren Sprache, die auf alle landläufig modernistischen Mätzchen lächelnd verzichtet ...  Der Roman hat indessen auch in unserem Freundeskreis manchen Liebhaber gewonnen, und nach der günstigen Reaktion in einer breiten Öffentlichkeit brauchen wir ihm wohl gar nicht eigens einen guten und erfolgreichen Weg zu wünschen.
Aus einem Leserbrief an den Autor

Ich möchte mich bedanken, weil Sie ein so gutes Deutsch schreiben. Beim Lesen habe ich mir oft gedacht, da ist ausgedrückt, was auch ich fühle, nur er hat die richtigen Worte dafür gefunden ...   Habe den Roman meinem Vater gegeben, und als ich ihn ein paar Tage später besuchte, hatte er es schon fertig gelesen. Er hat meistens nicht viel Positives zu unserer Menschheit zu sagen, doch bei Ihrem Buch war es ein Ah! und Oh!. Er sagte: "Wie kann ein so junger Mensch schon so viel vom Leben wissen ..." Er wollte Ihnen auch schreiben (das tut er sonst nie), und ich habe ihm die Adresse gegeben, aber ich weiß nicht, ob er es dann wirklich gemacht hat ...
Aus einem Leserbrief an den Autor

Der Roman ist sprachlich und konzeptionell so reif, daß man seinen Autor älter glaubt, als der mit Anfang vierzig ist ...  Das Buch überzeugt durch die Ästhetik des gelassenen Erschreckens. Und das sehr nachhaltig.
KULTUR/NEWS

Es ist in der Tat seltsam mit den Reaktionen der Presse auf Dein Buch: Haben sie es nicht verstanden, wollen sie es nicht verstehen?... Natürlich hast Du ein in gewisser Weise "unzeitgemäßes" Buch geschrieben (das macht ja gerade die große Qualität aus) - aber die Reaktionen offenbaren für mich lediglich eine große Unfähigkeit der Kritiker, das Geschriebene halbwegs adäquat wahrzunehmen ... In dieser Art habe ich das noch nicht erlebt.
Aus einem Brief des Verlegers an den Autor

"Ließen sich die charaktervollen, besser gelungenen Menschen, von denen Friederich eine klare Erinnerung bewahrte, nicht mehr in der Öffentlichkeit blicken? Gab es sie überhaupt noch?" Das ist weder Parodie noch Satire. Der Dichter meint es ernst ...   Das Leiden an der Liebe, am Leben und an der Welt wird manchmal poetisch fruchtbar. Manchmal läßt es den Leser leiden. Diesmal tut es sehr weh.
Frankfurter Allgemeine Zeitung

Der manisch-depressive Friederich, der mit der Aufgabe seines Berufs offenbar jede Fähigkeit zur Introspektion und (Selbst-) Analyse verloren hat, ist nämlich ein prospektiver Amokläufer.
Süddeutsche Zeitung

Denn gewollt oder ungewollt transportiert der Roman mehr und mehr die Ansichten des Dr. Güthlin, die damit schon bald zu erstgemeinten Botschaften avancieren.
Neue Zürcher Zeitung

Die Figur bleibt merkwürdig fremd. So stellt sich die Frage, worauf die eindringliche Beschreibung des Seelendoktors abzielt und was das Geheimnis ist, das diese Romanfigur spannend machen soll.
Tages-Anzeiger

Jedes Jahrzehnt, scheint es, bekommt die intellektuell verschnupfte Publikumsbeschimpfung, die es verdient. Die Spießer sind immer die anderen. Aber hier will sich einer nicht mal mehr festlegen, wer denn die anderen sind. Im Zweifelsfall also alle.
Sächsische Zeitung

Der Autor hängt sich an die Romantiker an, die auch einmal heftige Zivilisationskritiker gewesen sind, deren Denkrebellion aber herkömmliche Machtgefüge ins Wanken brachten...   Beobachtung findet sich nirgends, alles ist hier zusammenschwadroniert. Dem Zeitgeist, dem wankelmütigen Gesellen, mag so etwas gefallen.
Salzburger Nachrichten