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LEGGERE TUTTI, gennaio-febbraio 2016

La Germania non è più il paese dei filosofi e dei pensatori, ma dei bugiardi

Stimolato da "Indignez-vous", pamphlet di Stèphane Frédéric Hessel, membro della Resistenza francese di origine tedesca, Johann Lerchenwald ha voluto fornire con "Elogio della sincerità" una prova sul medesimo tema, il diffuso disagio contemporaneo...

Per la recensione completa

 

La rivincita dei sentimenti <<Vent'anni prima>>

Ti dà subito una piccola scossa il bel romanzo di Johann Lerchenwald Vent'anni prima, pubblicato da Felix Krull, l'editore di Monaco di Baviera che, con una meritoria operazione culturale, propone libri parallelamente in italiano e tedesco. Nella prefazione, firmata da Lodovica San Guedoro, si legge: <<Ogni paese si merita il governo che ha. Ogni paese si merita la letteratura che ha. Nel lontano 1976 il Bel Paese si meritò un libro intitolato Porci con le ali, che di sicuro non era letteratura. Un libro sporco e sessista che fece molto rumore e, forse non lo si è rilevato, ingiuriò, offese, imbarazzò e respinse chissà quante anime – di diverse lo so per certo. E chissà quanti libri migliori non videro la luce in quegli anni, di uno lo so per certo: questo che avete appena aperto.>> Così apprendiamo che quell'editore respinse al mittente Vent'anni prima, reo, forse, di non contenere nemmeno una parolaccia e di raccontare una generazione dal punto di vista delle emozioni e delle speranze, piuttosto che da quello del sesso spiccio.
Partendo incuriositi da questo particolare, ci si immerge con il romanzo in un mondo che oggi sembra non essere mai esistito. Un mondo fatto di persone che leggono libri e giornali, che costruiscono da sé  rumorose macchine a vapore, che guidano motociclette ormai dimenticate e progettano di girare film in 16 millimetri. E' il mondo degli anni Settanta, vicino, ma ormai definitivamente asfaltato dall'era dei microchip, dei cellulari, dei tablet. Un mondo sotto i nostri piedi, come la cara terra, ma con il quale non c'è contatto. Un mondo diviso in Lire, Franchi e Marchi: la storia, tra amori e passioni dei giovani protagonisti, si tende tra tre Paesi e diventa un umoristico, spietato confronto. In Italia gli studenti si ammassano in piazza inneggiando a <<Marx, Lenin, Mao Tse Tung>>. In Germania, dove la loro dose di Marx e comunismo l'avevano, si pensa invece più al lavoro che alla rivoluzione. L'Italia di ieri, comunque, appare, in un certo senso, molto simile a quella di oggi, come il centro di Roma: <<Anche stamattina Largo Argentina si presenta sepolto sotto il consueto frastuono apocalittico, che s'innalza fino agli strati superiori del cielo...>> La Francia anche sembra essere rimasta lì, davanti al Louvre. La Germania no. Quella nazione povera con negli occhi ancora l'orrore di Dresda è diventata il motore d'Europa. E, leggendo questo libro, si capisce anche il perché.
Il Tempo, Antonio Angeli (Giugno 2012)

...Un linguaggio (in Vent'anni prima) portatore di contenuti di rara bellezza sentimentale, quella tipica dei grandi artisti. La narrazione fa emergere atmosfere magiche, divise tra sogno e realtà, che si fondono perfettamente con la bellezza della città eterna...
Da una recensione scritta da Maria Gabriella Scuderi per la Gazzetta del Sud e rimasta impubblicata

<<Vent’anni prima>>,
quando non di computer i giovani sapevano, ma di viole…

Un romanzo di formazione oggi? Nell’epoca dell’informazione? Nell’epoca della destrutturazione? Nell’epoca della dissoluzione? E, come se non bastasse, con al centro un giovane uomo e una giovane donna, anziché l’unico protagonista maschile cui la letteratura del passato ci aveva avvezzati? Tanto può, evidentemente, ancor oggi e sempre lo scrittore, che avendo posto nell’eterna natura se stesso e il fondamento della sua arte, è anche in grado di sviluppare e superare il lascito dei suoi predecessori. E proprio simile colpo d’ala è riuscito a Johann Lerchenwald, autore tedesco nato a Roma da madre viennese e padre sassone.
Questa volta  Lerchenwald ci ha fatto dono, che eccitante sorpresa!, di un suo romanzo giovanile, un’avventurosa  vicenda umana del post-sessantotto di tutt’altro genere e qualità da quelle finora conosciute, che con la sua incantevole freschezza, la sua impetuosità e acerba immediatezza, in contrasto solo apparente con le folgorazioni di una profonda saggezza connaturata,  con la sua stupefacente originalità di idee e angolazioni,  sarebbe stato di gran giovamento allora, ma può essere di gran consolazione oggi. E questo semplicemente perché ci fa sapere che, quando gli ideali si disfacevano in fanghiglia, quando le persone si decomponeva in chiacchiere e sciocchi esperimenti esistenziali, quando autorinnegarsi era l’abbracciata formula generale di sopravvivenza, esistevano anche due persone di sano intelletto e pura, incorruttibile volontà come Armin e Leda, gli eroi di questo romanzo. Ma questo romanzo, come si apprende nella prefazione, fu rifiutato dagli editori italiani, che gli preferirono dei libri moralmente e letterariamente scadenti.  Vent’anni prima, che potrebbe ben essere definito “l’anti-Porci con le ali”, è stato ora salvato dall’oblio per merito di Felix Krull editore, una casa editrice di Monaco di Baviera che fin dal 2006, anno di fondazione, persegue l’ambizioso obiettivo di offrire al pubblico  una letteratura contemporanea europea che, infrangendo la condanna dell’effimero, superi la barriera del tempo e viva oltre la stagione e la moda, lasciando un segno nelle coscienze. Una serie di leggiadri volumetti, in lingua originale tedesca o italiana o in traduzioni, sempre in queste due lingue, ha già avuto modo di sfilare nelle librerie, ad arricchimento degli spiriti più attenti e sensibili: tra questi Requiem di Arlecchino, Gli avventurosi Simplicissimi, Fedra e le mammine nei caffè, Diario di un cameriere, Philipp, oder die Freude an der Freiheit. Occorre aggiungere che l’accoglienza tributata a queste edizioni dalla stampa italiana è stata eccellente, e dei libri con l’olivetto se ne sono occupati, fra gli altri, il Corriere della sera, Il Tempo, Il Messaggero, Panorama e la Gazzetta del Sud.
Armin è un ragazzo tedesco nato a Roma; Leda una ragazza italiana innamorata della cultura tedesca. Due percorsi distinti d’iniziazione che una mattina  di disorientamento e pena esistenziale il caso fa miracolosamente incrociare tra gli edifici dell’università. Due energie elementari che si scontrano e si fondono, producendo molto più che amore: una forte, orgogliosa amicizia fra uomo e donna, un’alleanza tra due esseri umani, un patto di lotta che  li porterà ad affrontare con raddoppiate forze la sempre ostile agli individui realtà della vita e ad inventare una propria forma di vita, basata sulle leggi della cultura. Al pari di Wilhelm Meister, conoscendo il mondo, Armin e Leda conoscono se stessi; disincantandosene, s’incantano della sua essenza, e scoprono così la loro vocazione: l’arte. Il sostituto, in un certo senso, di una rivoluzione mancata.
I Vespri, (Febbraio 2013)

Poetiche assonanze amorose

"Arminio e Dorotea" (Hermann und Dorothea) è un poema idilliaco scritto da W. von Goethe e che racconta la storia triste di due innamorati: in fuga lei dalla Francia in preda alla Rivoluzione de 1789; figlio lui di un oste tedesco con bottega sul Reno. Un amore voluto dal puro caso che lo fa fiorire sullo sfondo dei sommovimenti rivoluzionari preborghesi. Armin e Leda sono invece due giovani: tedesco l'uno, ma innamorato dell'Italia; e italiana l'altra, ma innamorata della cultura tedesca, che il puro caso fa incontrare nelle vicissitudini contestatarie del post '68, tra una manifestazione studentesca e le cariche della polizia sulle rive del Tevere... Vent'anni prima è scritto sui semplici ditirambi dell'assonanza amorosa, senza prurigini sessuali, ma col ritmo delle sole purezze amorose care al Klingsor di Novalis.
La Sicilia, Pasquale Almirante (Giugno 2012)

Quel ponte di letteratura tra Italia e Germania

Chi era questo Felix Krull, viene da domandarsi leggendo il nome della casa editrice che, da un paio di anni a questa parte, pubblica dei bei volumetti che escono, sempre rigorosamente in due edizioni, una in italiano e l'altra in tedesco.
Ebbene Felix Krull è il nome del protagonista di un romanzo, piccolo e immenso, di Thomas Mann: <<Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull>>

Questo Felix tutto è meno che un <<cavaliere d'industria>>, piuttosto un piccolo baro, un <<onesto truffatore>>, un personaggio che è la parodia di se stesso, ma con tanta fantasia e tanto impegno che non può che suscitare sentimenti di simpatia. E questo è anche il romanzo di commiato, incompiuto, di Mann. A lui si è voluto intitolare <<Felix Krull Editore>> che punta all'obiettivo, oltre quello usuale della buona letteratura, di stabilire un ponte tra due delle grandi culture del vecchio continente: quella italiana e quella tedesca. Due culture che, come vecchi coniugi, si amano spassionatamente, ma non mancano, qualche volta, di lasciarsi andare a infuocate liti. L'avventura di Felix Krull editore inizia nella zona liberty di Monaco di Baviera nel 2006, lo scopo, dichiarato, è anche <<offrire al pubblico una letteratura contemporanea europea che, infrangendo la condanna dell'effimero, superi la barriera del tempo e viva oltre la stagione e la moda, lasciando un segno nelle coscienze>>.
Due le firme di questa piccola, grande (come il personaggio di Mann) casa editrice: Lodovica San Guedoro, nata a Napoli da genitori siciliani, che pubblica Requiem di Arlecchino e poi Amore è stufo - L'ingannatore di Siviglia; e Johann Lerchenwald (che scrive in tedesco ed è tradotto dalla collega San Guedoro) che ha pubblicato Diario di un Cameriere.
Sta ora arrivando nelle librerie un nuovo <<pilone>> di questo ponte nella cultura europea: Gli avventurosi  Simplicissimi, un corposo romanzo di ben 400 pagine di Lodovica San Guedoro.
Le risposte che sta avendo questa iniziativa editoriale sono decisamente lusinghiere, così come l'accoglienza che è stata fatta alle opere degli autori.
Il Tempo, Antonio Angeli